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CATANIA, OLTRE IL CLIENTELISMO SCIENTIFICO

Meno male che c’è “La7”, altrimenti non avremmo potuto vedere le sconvolgenti immagini del servizio relativo ai metodi illeciti di raccolta del voto a Catania e a Napoli.

Immagini sconvolgenti ed eloquenti di un fenomeno piuttosto diffuso che aiutano a spiegare alcuni clamorosi risultati elettorali. La crudezza delle immagini, non deve far smarrire la necessità di un’analisi puntuale ed impietosa sull’evoluzione (?) della società siciliana negli ultimi 20 anni.

La compravendita dei voti non riguarda un solo partito. Aggiungo che, per quanto grave sia, non può essere accampata come alibi per giustificare le ultime, clamorose sconfitte del centro-sinistra in Sicilia. Semmai è una causa che milita in senso contrario.
Il servizio televisivo ha illuminato solo una parte della magmatica realtà sociale che forma la base elettorale del centro-destra, certamente più variegato, diversificato.
Per altro, c’è da dire che la questione non è completamente ignota negli ambienti politici e istituzionali della regione. Tutti sanno, ma quasi nessuno più si scandalizza. Alcuni importanti giornali nazionali (soprattutto “La Repubblica” e “Il Corriere della sera”) ne hanno- a più riprese- documentato la gravità e la vastità sociale e territoriale. I giornali locali, generalmente, l’ignorano. Fa parte del gioco.

Il dato concreto è quello che ci troviamo di fronte ad una brutta storia che si ripete ad ogni appuntamento elettorale a Catania, ma anche a Palermo e in tante altre città siciliane. E, come abbiamo visto, anche nel napoletano.

Risultato: c’è una quota, sempre più rilevante, di voti comprati che pesano, talvolta in modo decisivo, sugli esiti elettorali, alterando i rapporti di forza politici e di governo.

Taluni annoverano questo tipo di voto nella categoria del “consenso”, inteso come convinzione politica, libera adesione ad un programma.

Bastava guardarle quelle facce, umiliate e/o incattivite, per capire che in loro non c’era consenso, ma solo il fottuto bisogno di un lavoro degno, di un lavoro qualsiasi. Bisogno “sospeso” nel tempo- come lo ha definito Antonello Caporali- che assicura ai caporioni del voto una dorata eternità politica.

Al limite, si accetta anche un pacco della spesa per sopravvivere qualche giorno in questo inferno che sono le periferie indecenti di queste nostre città dove convivono redditi miserabili e fasce di consumi simili a quelli della City di Londra.
Nella nostra esperienza politica ne abbiamo visto di cotte e di crude, ma in questo caso la realtà supera, e di gran lunga, le più pessimistiche congetture.

Su tutto ciò occorre discutere pubblicamente, in primo luogo nelle sedi politiche e sindacali.

Realtà difficili in cui si trova tanta materia di riflessione e tante potenziali risorse cui possono attingere coloro che, frastornati dal disastro elettorale e/o smarriti perchè estromessi dalle aule parlamentari, cercano “un nuovo inizio” e non sanno da dove iniziare.

Oltre il dato morale, a mio parere, il servizio de “La7” è stato anche un’ineccepibile prova documentale, visiva, della terribile regressione che, da tempo, involve la Sicilia e la gran parte del meridione.

La compravendita del voto non è una novità per queste regioni. Ma non è alla portata di tutti. Ci vogliono soldi in gran quantità e una disponibilità di strutture pubbliche o parapubbliche che organizzano il triste mercato.

Un po’ come quelle che abbiamo visto all’opera a Catania. Sarebbe interessante, a tal proposito, sapere anche chi finanzia questa vasta azione di mercificazione del voto.

Siamo in presenza, cioè, di una patologia grave del sistema che va oltre la soglia minima e si configura come conseguenza e spia di una decadenza generale, economica e civile, che attanaglia vasti settori delle società urbane meridionali.

Perciò il fenomeno non può passare inosservato. Bisogna cominciare a chiederne conto e ragione a chi vi ha lucrato ed anche a chi aveva il dovere di contrastarlo e non lo ha fatto o addirittura ha tentato d’imitarlo.

Anche perché non si può continuare ad eludere alcune domande che la gente si pone, spontaneamente.

Come mai ciò che scoprono un paio d’inviati de “la 7” in poche ore, non l’abbiano visto (e denunciato), durante più legislature, una sfilza di partiti, sindacati, deputati, senatori, consiglieri provinciali, comunali, circoscrizionali, del centro-sinistra, eletti in questi quartieri e territori?

Cosa hanno fatto mentre Catania e la Sicilia venivano incapsulati in questa poderosa tela clientelare?

O mentre il comune di Catania, governato dall’asse di ferro Scapagnini - Lombardo, correva verso il dissesto finanziario?

Nella trasmissione de “La7” accanto ai politici c’era, stranamente, un avvocato. Si pensava che Lombardo l’avesse inviato per rispondere ai tanti quesiti che il servizio poneva, invece era lì, collegato in video-conferenza, col compito di rilevare eventuali notizie criminis.

Tempi duri per i giornalisti e per la libera stampa! Se vai nei quartieri a documentare trovi il tizio che ti sconsiglia di farlo e se insisti ti rompe sulla testa l’attrezzatura, se vai in un civile dibattito televisivo trovi la faccia di un avvocato che aleggia sopra gli astanti come una tetra minaccia di risarcimento.

La faccenda è grave, molto grave e non riguarda solo l’informazione, ma la politica e la democrazia di questo Paese. Oggi tocca ai giornalisti. Domani a chi?

Dispiace che nello studio televisivo mancasse un rappresentante del PD, ovvero il partito uscito sconfitto dal confronto elettorale siciliano. Non per personalizzare, ma non si può sottacere che quella trasmissione riguardava la campagna elettorale a Catania e che è stato il catanese Lombardo a sconfiggere (col 65% ) la catanese Anna Finocchiaro ( 30% ).

Qualcosa dovrà pur dire tutto ciò. E sarebbe giusto che, invece di festeggiare (che cosa, poi?), gli eletti e i dirigenti del Pd chiarissero agli increduli elettori siciliani e all’opinione pubblica nazionale le cause di questa memorabile sconfitta che trasforma la Sicilia in una sorta di autodromo dove il centro-destra continua a collezionare record esplosivi: ieri il 61 a zero, oggi il 65%.

In ogni caso, il discorso resta aperto e ci saranno tante occasioni nelle quali gli illustri assenti, se lo vorranno, potranno spiegare il loro punto di vista su questa mostruosa realtà politica che ci sta crescendo intorno.

Agostino Spataro

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