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ASSISI - MOSTRA DE "IL GRUPPO DI SCICLI" - 16 SETTEMBRE / 16 OTTOBRE 2006

Il 16 settembre verrà inaugurata ad Assisi presso la Sala dei Beni Culturali Cappuccini una mostra con le opere di nove artisti del Gruppo di Scicli: Sonia Alvarez, Piero Guccione, Carmelo Candiano, Franco Sarnari, Franco Polizzi, Salvatore Paolino, Giuseppe Colombo, Giuseppe Puglisi e Pietro Zuccaro. Curata dalle gallerie Dir’Arte di Modica e Spo.Si.Ni.Arte di Perugia, organizzata da Antonio Sarnari, l’esposizione propone opere dell’ultimo decennio di attività dei nove artisti presenti.

Gli interni dipinti da Sonia Alvarez, resi in penombra con la luce che filtra dalle persiane o proviene da una lampada da tavolo. Una pittura che rimanda a Vermeer, Chardin, La Tour, uno spazio fatto di oggetti che raccontano della presenza umana, quasi sempre assente o appena accennata.

Il repertorio figurativo di Carmelo Candiano che, negli ultimi anni si è diversificato, procede sempre più verso una esemplificazione della materia con una attenzione costante alle nature morte a al dinamismo dei corpi in cui la materia scabra assorbe la luce e la incanala lungo le pieghe con un risultato che tende al pittorico.

Una spinta affettiva è quella che pare guidare il segno sapiente di Giuseppe Colombo in quanto il suo repertorio è costituito da quanto gli è esistenzialmente più caro: la sua donna, i suoi bambini, la madre, il cane i Maestri, questi ultimi fondamentale terreno di gioco, di incontro, scontro e confronto di tutti gli artisti del Gruppo di Scicli.

Il mare, il cielo, la spiaggia sono stati i temi della pittura di Piero Guccione di questi ultimi venti anni, ed ancora il mare, il cielo, la campagna iblea e i d’Apres i temi dei pastelli. Si può parlare della sua pittura come ricerca continua della verità percettiva ed esistenziale, una percezione contemporanea dello spazio tra mare e cielo con la sua consistenza, la sua luce, i suoi colori. Un balzo in avanti analogo a quello operato da Monet e da Cézanne nella seconda metà dell’Ottocento. Lorenza Trucchi ha spiegato il suo testardo dipingere il reale come una risonanza interiore: “ per Guccione arte figurativa non significa ricalcare fedelmente il reale ma ripercorrere l’esperienza della percezione in tutta la sua complessità fisica e psichica”. Tra le riflessioni di Guccione è utile citarne una che può aiutarci a capire: «C’è una definizione bellissima di Natalia Ginsburg che mi è servita come idea portante del mio lavoro negli ultimi anni: “la poesia ha qualcosa di esatto e infinito”. L’esattezza e l’infinitezza, se ci pensi, sono due termini contrapposti, ma significativi. Quando ho letto questa definizione mi si è aperto un mondo, perché mi pare la cosa più straordinariamente esatta che si possa dire sull’essenza stessa della poesia. Forse per questo i miei quadri diventano sempre rarefatti e più difficili da fare.»

Al polo opposto, rispetto a Guccione, si trova la pittura di Franco Sarnari. La distanza per il primo, la superficie pittorica sconfinata che tende all’infinito, la vicinanza nel secondo, la negazione dello spazio attraverso un impatto frontale alla pittura che rappresenta Frammenti del corpo umano o Controluce in omaggio a Monet e Pollock. Sarnari rimase colpito nel 1971, durante una visita al Museo Marmottan di Parigi, dai quadri dipinti da Claude Monet nel periodo di Giverny. Fu una scoperta inaspettata tanto da far cogliere a Sarnari la relazione e l’assonanza tra Monet e Sidney Pollock. La forza di una luce che si schianta e che elimina l’illusione di una prospettiva, per ribadire una percezione tattile e bidimensionale. Si avverte, in queste opere, un desiderio di fisicità dentro la pittura, un corpo a corpo con il colore, un affondamento nell’interiorità.

Gli altipiani iblei sono il campo d’indagine della pittura di Salvatore Paolino. Le geometrie prospettiche sono date dai solchi dei campi appena mietuti, dai muri a secco, vero e proprio esempio di land art ante litteram . Non si avverte tensione nei suoi paesaggi, ma stupore e contemplazione. Tutto è fermo e immutabile in un equilibrio perfetto tra gli ocra e gli azzurri. Tutto è cristallino e compatto come l’immagine all’interno di un cannocchiale rovesciato che amplifica la percezione e la carica di una valenza autonoma.

L’elemento visionario è la nota che più emerge nella ultima produzione di Franco Polizzi. Immagini surreali che nascono da una percezione visiva accompagnata da una profonda immaginazione e da un sentimento carico di sensualità nei confronti della natura.
Tutto si accende, brucia, guizza, si muove e la magia della luce diurna, il suo riverbero continuo che pare impregnare le cose, si prolunga anche durante le notti mediterranee.

Giuseppe Puglisi predilige le luci della notte, del far della sera o dell’alba che gli fanno realizzare opere dalla visionarietà umbratile e morbida. La sua tavolozza è dominata dalle terre brune, dal viola, dal rosa, dal bianco che si accendono sulla tela come fossero pietre prziose sul velluto. Paolo Nifosì dice dei suoi paesaggi che “evocano memorie, passioni consumate, in cui i bagliori dei fuochi trapassano e si avviano a diventare cenere”.

Molto diversa la pittura di Piero Zuccaro, pittura corposa, magmatica. I suoi risultati sono tendenzialmente astrattizzanti, pur nella convinzione di raccontare la realtà che vede intorno, i giardini, il porto con le navi, i riflessi dell’acqua, le gru, ed ancora i cortili e le piazze di Catania, con le colombe che si avvicinano ad una fontana, le stanze della sua casa. Tutto ciò nella tela si trasforma, si liquefa, diventa materia ricca di impasti rutilanti, in continuo movimento, brulichio organico che si risolve in equilibri cromatici: dai toni duri e corposi bruni, ai delicati azzurri pieni di luce, i rosa impalpabili a dire di una frastagliata sensibilità.

IL GRUPPO DI SCICLI

Si è portati a credere, generalmente, che per un artista operare in periferia e non utilizzare gli schemi e gli stilemi prevalenti nelle tendenze di successo dei centri significa non esistere.

Non è sempre così, non se si pensa al Gruppo di Scicli. Dove si trova Scicli non ha importanza, il fatto stesso che qualcuno possa chiederselo dimostra che, per quanto si voglia, da più parti, divulgare e diffondere l’immagine di un paese come Scicli, quest’ultimo rimane ai più sconosciuto. E’ pur sempre un luogo periferico e, soprattutto, lontano da quelle che vengono considerati i centri pulsanti del fare artistico.

Siamo nel 1981, a Palermo si tiene una mostra presso la Galleria La Tavolozza. La sera dell’inaugurazione era presente Renato Guttuso che, qualche tempo dopo, parlando di questa mostra al quotidiano "Il Tempo" alla domanda "... riesci a vedere qualche isola di purezza di intenti come ami dire tu di solito?" così rispondeva: "Sì, queste isole ci sono (...) ti faccio un esempio: a Scicli, che è un paesino della Sicilia dove sono andati a vivere due giovani artisti, Guccione e Sarnari, c'è una piccola scuola di pittori di cui l'Italia non sa nulla e di cui le Biennali non sanno niente non vogliono sapere o non gliene frega niente di saperlo...".

Guttuso si riferiva a quello che è oggi, dopo più di 25 anni, conosciuto come il Gruppo di Scicli, un gruppo di artisti che, per traettorie e motivi diversi, cominciano a frequentarsi con assiduità, motivati da comuni interessi per la pittura e la scultura e, nello stesso tempo, disponibili a partecipare ai processi di animazione culturale della città insieme ad alcuni amici che avevano dato vita al Movimento Culturale Vitaliano Brancati.

Dopo 25 anni risulta ancora più evidente come alla base del formarsi di questa scuola di artisti non ci sia mai stata nessuna definizione di intendimenti, nessun piano prestabilito e nessuna regola da seguire per rappresentare un linguaggio comune ma soltanto degli eventi casuali che hannno fatto leva sulla stima reciproca e sul riconoscimento della autonomia di pensiero di ciascuno degli artisti.

Come scrisse Giuseppe Frazzetto nella presentazione del catalogo di una mostra tenuta a Catania nel 2004 presso il Centro Espositivo Le Ciminiere: " ... il Gruppo di Scicli è qualcosa in via di svolgimento e la parola Gruppo fa riferimento a un luogo che perciò diventa trasfigurato e allude a consuetudini di vita e di amicizia che risultano più fondative di qualsiasi programma estetico o qualunque accordo teorico". E anche Marco Goldin, ha sottolineato spesso, nel suo interesse per la storia del Gruppo, quanto "La poesia cresce lontano dai luoghi nei quali la si invoca per programma".

Piero Guccione e Franco Sarnari si incontrano e si frequentano a Roma fin dalla metà degli anni Cinquanta. Si ritroveranno a Scicli nel 1971. Franco Sarnari si stabilisce nella campagna iblea. Piero Guccione, nel corso degli anni Settanta, pur abitando a Roma, si ferma a dipingere per molti mesi, dalla tarda primavera fino all’autunno inoltrato nella sua casa di Punta Corvo, davanti al Mar Mediterraneo.

Alla fine degli anni settanta deciderà di stabilirsi in Contrada Quartarella tra Modica e Scicli con Sonia Alvarez, marsigliese, conosciuta a Parigi nel 1976, sua compagna. Una decisione coraggiosa quella di abbandonare i centri metropolitani dove l’effervescenza culturale e artistica era di gran lunga superiore e dove i riconoscimenti erano stati notevoli e significativi.

Franco Polizzi e Carmelo Candiano, di una generazione più giovane, finita l’Accademia di Venezia, decidono, tra il 1978 e il 1980, di tornare a Scicli.

Attorno a questi artisti che possiamo considerare, a ragione, il nucleo storico del Gruppo, con il passare degli anni se ne sono aggiunti altri che hanno partecipato alle numerose esposizioni collettive che, volta a volta, hanno rinsaldato la coscienza del Gruppo e hanno fatto crescere intorno a loro l’interesse della critica.

RIFERIMENTI

'Il Gruppo di Scicli', Assisi, 16 Settembre - 16 Ottobre

Sala dei Beni Culturali Cappuccini, via San Francesco n. 19.
Per info: Dir'Arte, Modica - Tel. 0932947456
Spo.Si.Ni Arte, Perugia - Tel. 3462105946

Il sito del Gruppo di Scicli - www.ilgruppodiscicli.it
Il sito della Galleria Dir'Arte - www.dirarte.it
Il sito di Franco Sarnari - www.sarnari.it

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