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BORSELLINO - SGARBI L’ATTACCA PERCHÈ IL POLO LA TEME

Gli attacchi scomposti di Vittorio Sgarbi e quelli più subdoli, sempre dello stesso tenore, da tempo sussurrati contro Rita Borsellino sono un pessimo inizio della campagna elettorale ed insieme la spia di un timore crescente nel centro destra siciliano, speculare e inversamente proporzionale alla crescita di questa candidatura nella coscienza dei siciliani.

Preoccupazione che potrebbe divenire panico con l’avvicinarsi del 28 di maggio. Poiché, il tempo lavora per la Borsellino. Ma il tempo, in questo caso, non è infinito, perciò bisogna usare quello residuo con sapienza e in modo mirato.

Nulla è scontato, tuttavia questa candidatura potrebbe portare lo scompiglio nel blocco sociale e culturale della CdL, spostando fasce importanti di elettorato deluso, anche cattolico, e riuscire ad imporsi nella corsa per la presidenza della Regione.

Parliamoci chiaro, il centro-destra, forte del 57% conseguito alle recenti politiche, non appare molto preoccupato delle liste dei partiti avversari, ma teme, e molto, il confronto diretto fra l’on. Cuffaro e la signora Borsellino la quale potrebbe molto avvantaggiarsi del voto disgiunto.

Oltre che nella novità (è la prima volta che una donna concorre ad una responsabilità di così alto profilo), il problema principale è rappresentato dall’anomalia di questa candidatura.

Non dico scomoda, ma anomala, felicemente anomala, poiché nasce dalle spinte di base del centro-sinistra, al di fuori di certe logiche politiche spartitorie, e si è affermata grazie ad un metodo di autentica consultazione democratica. Inimmaginabile nel centro destra che si ritrova con una candidata concorrente “non inquadrabile” nello schema politico vigente, non ricattabile, determinata e inattaccabile e perciò stesso “eversiva” rispetto ad una cultura politica consociativa e ad uno stato di cose, da troppo tempo, confuso e stagnante.

Caratteristiche che generalmente non si riscontrano all’interno dell’attuale ceto politico siciliano.

Gli esponenti del centro destra sanno che se vince la Borsellino alla Regione si cambia per davvero, e sono preoccupati che questo loro, intimo timore possa trasfondersi, volgendosi in concreta speranza, nel sentimento dell’elettorato siciliano.

I maggiorenti della CdL temono che se la prospettiva del cambiamento dovesse divenire credibile e quindi possibile agli occhi dei siciliani allora questi voterebbero in massa chi tale prospettiva incarna e porta avanti.

Leggeremo il programma, ma già oggi appare indubbio che la signora Borsellino ha tutte le carte in regola per apparire credibile e decisa a cambiare.

Se il problema principale è la Borsellino - si sarà detto il centrodestra - allora bisogna attaccare, svilire, demolire questa candidatura. Ma non è facile: chi può farlo in Sicilia e in base a quali meriti e valori? Ecco, allora, che si vanno a cercare rinforzi in Continente. Puntualmente, è arrivato l’on. Sgarbi il quale, nel prendere le difese dell’on. Cuffaro, si avventura in un disdicevole quanto deviante attacco contro la Borsellino, su un terreno improprio, oltreché intimo e personale.

Una "farneticazione" – come l’hanno definita i familiari di Borsellino - che nessuno comprende visto che proviene da un illustre signore il quale nelle recentissime politiche era candidato (non eletto) nelle liste del “Codacons” collegate col centro sinistra e quindi contrapposte alla lista guidata dall’on. Cuffaro.

Vero che in questa democrazia deregolata si è liberi anche di contraddirsi, ma cosa è successo in queste due settimane per giustificare un così radicale mutamento di campo e di giudizio? A parte la mancata elezione. Naturalmente.

La cosa ancor più grave di questa triste vicenda è data dal fatto che, non potendo attaccare la Borsellino per quello che è e rappresenta sulla scena politica siciliana, si vorrebbe aggirare l’ostacolo usando perfidi riferimenti alla memoria di un suo eroico congiunto.

Secondo costoro, la candidatura è dovuta alla parentela con un magistrato assassinato dalla mafia. Come se ciò fosse una colpa da espiare o un difetto da nascondere.

Non si attaccano dunque, la Borsellino persona e candidata, la sua idea di sviluppo compatibile e di legalità, ma si mira al suo “punto debole”: quella di essere sorella di Paolo che non era di sinistra né di destra (anche se lo si vorrebbe arruolare fra gli elettori del centro-destra), ma semplicemente un magistrato coraggioso e indefesso che si è immolato per il progresso e la libertà della Sicilia.

Se questa sarà, come sembra da queste prime battute, la linea di “attacco” di Cuffaro e della CdL sicuramente si andrà verso un imbarbarimento del confronto elettorale. O forse si vuole proprio questo per spargere fumo ed evitare di rendere conto di un fallimento plateale e di pronunciarsi nel merito del dramma che attanaglia la regione?

Vedremo. Anche se bisogna prevedere che una tale linea potrebbe ritorcersi contro i suoi stessi ideatori ed esecutori.

Meglio sarebbe che i detrattori locali, o in trasferta, di Rita Borsellino prendessero atto, una volta per tutte, che la signora non è candidata per il suo onorato cognome, ma in quanto espressione, in questa fase cupa della realtà siciliana, della più credibile e decisa speranza di cambiamento.

Agostino Spataro

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