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SICILIA IN RIVOLTA, POLITICI DISTRATTI

La politica siciliana appare come sospesa fra il cielo e la terra, in uno spazio opaco e caliginoso dove volano calabroni e anitre zoppe. Tranne qualche rara eccezione, il ceto politico siciliano vivacchia fra declamazioni tronfie e demagogiche e pratiche che puzzano d’intrigo e tornaconto, fra arroganza e inconcludenza.

Lo spettacolo offerto dall’Ars e dal governo è lo specchio di una condizione politica che sta precipitando la Sicilia lungo la china di un declino, forse, irreversibile. Ma attenti a non indignarsi troppo: in questo momento, anche una sacrosanta indignazione potrebbe far comodo a chi persegue inconfessabili obiettivi di conservazione del potere.

Per altro, trattasi di una paralisi abbastanza prevedibile che giunge al culmine dell’andazzo di questi ultimi quattro anni nei quali il Parlamento siciliano non ha certo brillato per efficienza e produttività (poche leggi e per giunta arrangiate alla meglio).

In compenso tanti viaggi all’estero, tantissimi ricevimenti e laute sponsorizzazioni ed in ultimo… l’ascensore-mostro, appiccicato alle pareti di uno dei palazzi reali più antichi e più belli d’Europa, per consentire all’onorevole presidente e al suo codazzo di raggiungere più agevolmente la sala del “trono”. Ma dove siamo? In quale Palermo viviamo?

E dire che la città ha sempre avuto un ceto intellettuale, accademico e no, molto attento e pronto a reagire a difesa dei suoi monumenti. Palermo, oggi, può inoltre vantare un assessore comunale alla cultura che è anche rettore di un' Università milanese, il quale è riuscito perfino a diventare presidente del Comitato italiano dell’UNESCO, ossia l’organismo dell’Onu preposto alla tutela del patrimonio culturale e monumentale dell’umanità. Insomma, un’alta autorità in questo campo di cui si gradirebbe conoscere il punto di vista a proposito del nuovo ascensore di Palazzo dei Normanni e anche degli altri precedenti scempi denunciati dal prof. Bellafiore sulle colonne di questo giornale.

Forse, bisognerebbe destinare i palazzi storici più pregiati ad attività espositive, di studio e di ricerca, sottraendoli all’uso della politica e della stessa amministrazione per evitare il rischio che qualcuno incappi in quella rara sindrome, causata dalla suggestione del luogo, che può indurre anche un rappresentante di una moderna democrazia ad identificarsi con gli antichi inquilini.

Ma lasciamo tali problemi alla psicanalisi e torniamo alla politica siciliana come si sta svolgendo in questo passaggio decisivo segnato dall’esplodere della crisi sociale e alla vigilia di due importanti consultazioni elettorali, politiche e regionali. Così disposte secondo l’ordine temporale e costituzionale che- come vedremo- qualcuno vorrebbe sovvertire.

Colpisce il fatto che mentre si estende la rivolta contro i governi di Palermo e di Roma, contro l’Ars paralizzata, i vertici dei due schieramenti contrapposti sembrano girarsi dall’altra parte.

In Sicilia quasi tutti sono in rivolta (contadini, camionisti, sindacati, piccoli e grandi industriali, studenti e professori, precari della P. A. ecc, ecc, ) eppure la politica continua a trastullarsi fra rinvii e tentativi di colpi di mano che esasperano gli animi di quanti reclamano, a buon diritto, una soluzione per i loro problemi.
Così vediamo un centro-destra nervoso, diviso, impaccato dentro una logica di potere ormai in evidente contrasto con gli interessi veri e generali di una regione che va alla deriva.

Si teme l’imminenza della bufera che potrebbe travolgere un sistema che, per sopravvivere, necessità di assoluta continuità. Perciò, prima che arrivi, si sciolga l’Ars e si vada al voto, anche sotto Natale.

Una manovra aberrante che non si preoccupa di piegare le scadenze elettorali e le stesse istituzioni al mero disegno politico di bottega, anche a costo di spaccare la maggioranza e d’irritare la placidità della gran parte dei membri dell’Ars, evidentemente contrari a tale evenienza.

E il centro-sinistra? Invece di cogliere l’attimo, resta confuso, incerto e - fin’ora- incapace di esprimere una forte iniziativa politica e parlamentare e soprattutto una candidatura condivisa e credibile alla presidenza della regione.

Una vicenda grama, fatta di veti e di rinvii, che ha prodotto una moria di candidature più o meno illustri, presentate e gestite con un’imperizia perfino sospetta.

Si riparte sempre da zero. Come Penelope che di notte disfaceva la tela intessuta di giorno per eludere l’assedio dei proci. Nel nostro caso, chi o che cosa si vuole evitare?

Molti sussurrano qualche candidatura “scomoda” o addirittura lo svolgimento stesso delle
primarie. Voci vere o infondate che attendono di essere prontamente smentite, coi fatti concreti.

Agostino Spataro
*Articolo pubblicato su la Repubblica del 16 ottobre 2005

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