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LEGGE ELETTORALE - COLPO DI MANO DEL CENTRO DESTRA *

“La gatta frettolosa fa i gattini ciechi” recita un noto proverbio che molto s’attaglia alla condotta, stranamente decisionista, tenuta dalla maggioranza di centro-destra all’Ars per l’approvazione della nuova legge elettorale regionale.
Nel caso specifico, più che una creatura priva di vista, sta venendo fuori un’escrescenza informe, erbivora, che, per vivere, dovrà alimentarsi con i cosiddetti “cespugli”, alias partiti minori.
Lo sbarramento percentuale del 5%, su scala regionale provocherà, infatti, una vera e propria ecatombe delle formazioni più piccole e renderà molto improbabile la nascita di nuove.
Un colpo di mano estivo che modificherà la geografia politica della Sicilia a (immeritato) vantaggio dei “partiti grandi” e soprattutto del sistema di potere dominante che, forse avvertendo di essere vicino al collasso, pensa di garantirsi un futuro con provvedimenti arroganti che restringono, drasticamente, gli spazi dell’articolazione politica e della rappresentanza popolare.
Francamente, non si capisce il motivo di tanta fretta e di tale impuntatura.
Sembra che il centro-destra siciliano si sia, improvvisamente, sbloccato e abbia ritrovato una rinnovata coesione che ha dinamizzato la sua capacità d’iniziativa, anche sfidando le più consolidate tradizioni di far play parlamentare.
Tutto ciò è molto è per molti versi inspiegabile. Cosa sarà successo di tanto importante? Ufficialmente nessuno lo ammette, ma si vocifera che tutto sarebbe accaduto, fra Roma e Palermo, nella fatidica giornata di venerdì 16 luglio. Basta riguardarsi i giornali per vedere quanti fatti importanti, direi dirimenti, sono accaduti quel giorno.
Pure coincidenze? Nessuno può dirlo con precisione. Fatto sta che, dopo quel giorno, di colpo sono finite le polemiche e il congegno sembra essersi sbloccato, anche se fra i partiti della CdL, impegnati in un lavorio sotterraneo per la ricomposizione del governo regionale, non sono intervenuti chiarimenti e messe a punto che giustificano tanta sicumera.
Il primo risultato di questo nuovo clima è stato appunto l’approvazione del controverso e decisivo art. 2 che, oltre allo sbarramento del 5%, introduce l’inciucio del “voto confermativo” per il candidato-presidente e riconferma il listino che, per quanto ridimensionato da 18 a 10, resta un mero espediente per aggirare il principio della sovranità elettorale del popolo, offrendo un contentino alle rivendicazioni femministe.
Mai, in Sicilia e in Italia, una legge elettorale è stata approvata con una spaccatura così verticale e traumatica del Parlamento. Già questa constatazione dovrebbe essere motivo di seria riflessione e anche uno stimolo per apportare le necessarie correzioni.
Certo, nessuno pretende l’unanimità, tuttavia non è pensabile approvare una legge così fondamentale a colpi di maggioranza. Perciò, è auspicabile un compromesso onorevole che riesca a conciliare due esigenze entrambi degne di considerazione: il diritto alla rappresentanza di quote importanti del suffragio popolare e la funzionalità degli organi istituzionali della Regione.
A volerlo, ci sono ancora i margini per imboccare questa strada. Anche a costo di fermare le macchine dell’iter parlamentare riprendendolo dopo le ferie estive, con più calma e magari con più saggi propositi.
Bisogna riportare la discussione nei giusti binari ed avendo come riferimento principale l’obiettivo del rinnovamento dell’Ars e della Regione e le vere esigenze di crescita economica e civile della Sicilia. Non possono essere- come fino ad ora è sembrato- gli interessi di bottega, talvolta perfino dei singoli deputati, a determinare il comportamento dei partiti, compresi i “minori” che, oltre a proclamare il loro sacrosanto diritto all’esistenza, dovrebbero farsi di più carico dell’interesse generale. E’ inutile tacerlo, soprattutto in Sicilia, la distanza fra la politica, i partiti e la gente tende ad allargarsi, a causa di un grave processo di degenerazione e d’inefficienza che ha provocato un infiacchimento democratico e forme di ripulsa della partecipazione popolare.
La legge elettorale è un banco di prova per tutti. Se la partita dovesse continuare a svolgersi nel chiuso dei luoghi istituzionali la gente non capirebbe un bel nulla. Neanche le ragioni dei partiti minori e il senso del minacciato referendum.
Agostino Spataro

*Pubblicato in “La Repubblica” del 23 luglio 2004.

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