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ALESSANDRO HABER AL TEATRO ITALIA A SCICLI IL 24 APRILE

Va in scena sabato 24 aprile, al Teatro Italia, nell’ambito della stagione organizzata dal Circuito Teatrale Regionale Siciliano, lo spettacolo di Alessandro Haber dal titolo “Bukowski, confessioni di un genio”.

“In Sicilia quest’anno abbiamo organizzato quattordici belle stagioni”: questo lo slogan dell’iniziativa che ha messo in rete quattordici teatri siciliani. Anche il Teatro Italia di Scicli fa parte di questo circuito creato dall’assessorato regionale ai beni culturali, grazie all’adesione all’iniziativa voluta nello scorso autunno dall’assessore alle politiche di promozione e sviluppo Bartolo Piccione. Si tratta di uno spettacolo di alto spessore culturale, che fa entrare Scicli nel circuito del teatro di qualità.

Recensione:
Una vecchia e squallida stanza in disordine, poltrone sfasciate, bottiglie di birra sparse ovunque e un'atmosfera di desolata disperazione. Comincia così Bukowski (confessioni di un genio) portato in scena da un Alessandro Haber che, dalla sua 'bolognesità', in circa un'ora e mezzo di rappresentazione ha tracciato il profilo poetico del grande scrittore di origini teutoniche. Vestito nero, parrucca biondo platino lunga e liscia, un paio di guanti rossi di velluto: con questi abiti Haber si presenta sulla scena, di spalle, canticchiando una poesia portata in musica da Giuseppe Fulcheri (con il quale l'attore emiliano sta programmando l'incisione di un nuovo cd) e sorseggiando una lattina di 'cerveza'. Una scelta accurata delle luci dettaglia con precisione gli spazi dell'arte: a destra del palco un leggio e una luce verticale ricamano l'ambiente della poesia. A sinistra invece una sedia sgangherata e una luce fioca e ampia aiutano l'istrionico Haber nei monologhi narrativi. Novanta minuti di canzoni e poesie diretti con sapienza da Giorgio Gallione. Novanta come la paura. Come tutte le paure di Bukowski: i vocabolari, le multe, la mancanza dell'alcol, le suore, i parenti. Ma più che i recitati e i dialoghi tra Buk e gli immaginari interlocutori, lo spettacolo si innalza nelle liriche trasportate in musica: la voce di Haber veste con precisione la disperazione contenuta dei brevi versi del poeta americano.

Biografia di Alessandro Haber:
Senz'altro Pupi Avati con il suo Regalo di Natale (1986) ha determinato una svolta decisiva nella carriera di Alessandro Haber: un film ben riuscito e un ruolo importante, da protagonista, seppure a stretto gomito con altri convincenti protagonisti. Le emozioni forti e un'esistenza vorticosa sembrano essere da sempre le compagne preferite di questo attore, nato a Bologna il 19 gennaio 1947, che già da ragazzino sogna di recitare, proprio quando, insieme al padre rumeno e alla mamma italiana, trascorre gran parte della sua infanzia in Israele. A nove anni torna in Italia e rimane fedele a quel sogno che lo porta, appena ventenne, ad ottenere una parte ne La Cina è vicina (Marco Bellocchio, 1967) e poi a lavorare con registi come i Taviani, Fellini, Bertolucci e Damiani. Nonostante questi nomi prestigiosi e un numero considerevole di film girati, per molto tempo il cinema gli propone ruoli modesti, da caratterista, oppure non valorizza certe sue interessanti prove, come Piso Pisello (Peter Del Monte, 1981) o Sogni d'oro (Nanni Moretti, 1981). Dopo il film di Avati arriva il meritato successo che premia la tenacia e la professionalità tipiche di un attore di razza. Anche a teatro ottiene unanimi consensi, recitando 'Orgia' di Pasolini e 'Woyzeck' di Buchner. Negli anni '90 si misura con ruoli sempre diversi, in un modo o nell'altro travolgenti. In Parenti serpenti (Mario Monicelli, 1992) è il figlio segretamente omosessuale di un'anziana coppia che verrà fatta fuori dai figli e in Cervellini fritti panati (Maurizio Zaccaro, 1996) è uno schizofrenico che complica parecchio la vita del fratello. Prima di girare tre film con Leonardo Pieraccioni (I laureati, 1995; Il ciclone, 1996 e Fuochi d'artificio, 1997) si mette a nudo in La vera storia di Antonio H (1994) opera prima di Enzo Monteleone, il regista che lo dirigerà in Ormai è fatta (1999). In seguito rivela un altro grande talento: scrive e canta canzoni, organizzando concerti insieme a Mimmo Locasciulli. Già dal suo primo CD (Haberrante) dimostra di essere un interprete sicuro e raffinato. Nel 2000 è uno dei protagonisti di Giorni dispari (Dominick Tambasco).

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