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ORIENTE E OCCIDENTE: LA GRANDE INCOMPRENSIONE

Finché c’è tempo, bisogna prendere coscienza del pericolo, sempre più incombente, che due agguerrite minoranze (razzista e sanfedista in Occidente, fanatica e integralista nell’Oriente islamico) riescano ad imporre a due sterminate maggioranze il loro catastrofico punto di vista, ovvero l’ineluttabilità dello scontro di civiltà.

E di tempo ne resta sempre meno, poiché sembra che gli uomini e gli eventi congiurino per dimostrare l’inutilità del dialogo e la necessità della guerra, anche preventiva, per regolare i conti tra potentati e regimi e, in generale, i rapporti fra le nazioni.

Le nuove, inammissibili minacce dell’amministrazione Usa contro la Siria suonano come un inquietante segnale d’allarme per la pace mondiale e per la sovranità dei singoli Stati nazionali. Dopo queste minacce, nessuno si sente tranquillo in casa propria. Sempre più sbigottita, la gente si chiede: dove si vuole arrivare ? Chi sono veramente i nuovi inquilini della Casa Bianca: angeli vendicatori o un clan bramoso di potere e petrodollari? In nome di quali valori, per conto di quali interessi agiscono?

Domande legittime alle quali, fino ad oggi, non sono state date risposte chiare e rassicuranti.
Ma, i fatti sono eloquenti e disegnano scenari da incubo che si sperava seppelliti per sempre, sotto le ceneri di Hiroshima e Nagasaki. Catastrofismo, si dirà.
Tuttavia, è innegabile che, da quando c’è il giovane Bush al comando, stiamo assistendo ad una successione di eventi davvero inquietanti, oscuri, a quanto pare, pianificati con calcolato cinismo prima dell’11 settembre, che non lasciano presagire nulla di buono.

La lista dei cosiddetti “stati canaglia” (con quale autorità morale si rilasciano tali spregevoli attestati!), la confisca della procedura delle Nazioni Unite e la conseguente paralisi del loro ruolo politico e istituzionale, le pesanti interferenze nelle situazioni interne di numerosi Paesi del pianeta, (compresi quelli dell’Unione Europea) e ora le minacce alla Siria sono indizi evidenti di una strategia a dir poco delirante che potrebbe trascinare l’umanità nella rovina.

UN NUOVO PATTO DI BAGDAD PER IL DOMINIO SUL M.O.
La guerra all’Iraq rientra perfettamente in questa logica: oltre che mettere le mani sulle sue immense risorse petrolifere, è stata scatenata per il controllo della sua posizione geo–strategica, per un giungere ad un nuovo Patto di Bagdad col quale assicurarsi un lungo dominio sul M.O.
Si potrebbe osservare che per la riedizione del famigerato Patto manca l’Iran. E’ solo una questione di tempo, giacché il paese degli ayatollah è nelle lista Usa degli “Stati canaglia”.
Per queste ed altre ragioni, il dopo-Saddam resta la più grave incognita per il futuro dell’Iraq e dell’intera regione e – in generale - per il sistema di relazioni fra M. O. e Occidente europeo e nordamericano.
E’ probabile, infatti, che la situazione irachena non evolva nella direzione desiderata dagli Usa, ma si disarticoli in forme anomale di conflittualità interna (politica, etnica e religiosa), talmente ingovernabile da sconfinare dalla dimensione nazionale e confluire nel grande alveo della contestazione islamista che, con o senza Bin Laden, continua ad alimentare (in Afghanistan ed altrove) lo scontro militare e ideologico contro gli eserciti dell’Occidente materialista tornati ad invadere la “Dar al-Islam”, ovvero la terra dell’Islam.

IL RISCHIO DI UNA RIPRESA DELL’INTEGRALISMO DI MASSA
Invece di attivare un processo “virtuoso”, questa singolare forma di esportazione della democrazia (con i carri armati e con le bombe a grappolo) potrebbe contribuire a rinfocolare, in tutta la regione mediorientale e altrove, l’iniziativa dei gruppi fondamentalisti islamici i quali si sono astenuti dal partecipare alla guerra, giacché anche loro desiderano la liquidazione del “laico” Saddam, considerato un traditore dell’Islam autentico e “Satana in persona”.
Che bizzarria! Il truce dittatore iracheno si ritrova ad essere, nello stesso tempo, nemico di Bin Laden e della coppia Bush e Blair che lo vogliono eliminare per contrapposti motivi.
Fra loro, gli accusatori, dovrebbero mettersi d’accordo. O, forse, in questo caso vale la massima “il nemico del mio nemico è mio amico”?
Del resto, questa imbarazzante amicizia è già stata sperimentata, prima dell’11 settembre, sul campo della “guerra santa” in Afghanistan contro i sovietici invasori, quando Bin Laden era più che un amico, per la Cia e per il Pentagono.

L’OCCIDENTE VISTO DALL’ORIENTE
A parte le vicende specifiche, sullo sfondo si agitano problemi e propositi davvero divaricanti che ripropongono, in termini fortemente conflittuali, il rapporto fra Occidente e Oriente, specie oggi che è percepito attraverso le lenti deformanti dell’intolleranza, del fanatismo e del razzismo.
Questione centrale nel confronto interno al mondo arabo impegnato nella ricerca di una identità smarrita o fortemente indebolita e soprattutto nella rivendicazione di una effettiva indipendenza economica e culturale che lo Stato-nazione post-coloniale non è riuscito a realizzare.
Per recuperare questa identità, la ricetta della corrente islamista radicale è quella di liberare l’Oriente musulmano dalla deleteria influenza dell’Occidente materialista.
Nella visione islamista, l’Occidente - assicura Fatima Mernissi - viene percepito “come una potenza che schiaccia ed assedia i nostri mercati e controlla le nostre risorse…” (1)
La sciagurata politica Usa non fa che alimentare, con fatti compiuti, tale tendenza che rischia di diventare un’ossessione antioccidentale di massa.
Il punto critico si potrà toccare se e quando si dovesse verificare una saldatura politica sul terreno del panarabismo fra gruppi integralisti islamici, forze nazionalistiche e movimenti politici e culturali di tendenza democratica i quali, fino ad oggi, non si sono voluti confondere con l’iniziativa del fanatismo religioso.

L’ORIENTE VISTO DALL’OCCIDENTE
Per tutta risposta, le classi dominanti dell’Occidente continuano a percepire l’Oriente musulmano come un immenso giacimento di petrolio, mentre per le elites intellettuali è un’entità indistinta, caratterizzata soltanto dal fattore religioso.
Per l’Europa, l’Oriente è un corpo estraneo, una realtà lontana dominata dal dispotismo politico e dal fanatismo religioso. Il Mediterraneo, invece che come elemento di unione, è visto come un fossato che separa le due civiltà, poiché segna il confine fra la barbarie e la modernità, fra il progresso e l’oscurantismo. Molti vedono l’Oriente musulmano come una barriera tenebrosa che s’interpone fra l’Europa e l’estremo Oriente.
Un approccio molto approssimativo che ha ingenerato confusioni e sentimenti di reciproca ostilità e alimentato la storica incomprensione fra le due civiltà.
Un’analisi puntuale ed obiettiva del mondo arabo impone che “si ristabilisca innanzitutto l’esistenza dei popoli situati nella geografia e nella storia: bisogna finirla con l’astrazione islamica per comprendere questi popoli nella loro specificità umana multidimensionale. (2)
Così dall’altra parte - aggiungo io - si dovrà smettere di demonizzare l’Europa e gli europei, di giudicarli in base a immagini false e calunniose che li dipingono come gente senza valori e ideali, eternamente occupati a coltivare le loro mire imperialistiche verso il mondo arabo, come il regno di Satana da cui si originano tutti i mali che affliggono le società arabo-islamiche.

IL DIALOGO PER ROMPERE IL GIOCO DELLE IMMAGINI DEFORMANTI
Siamo, dunque, in presenza di due visioni minoritarie e antagoniste, viziate da un comune, distorto senso della realtà, animate dal medesimo spirito aggressivo che postula l’ineluttabilità dello scontro.
Visioni deformate, poiché la stragrande maggioranza degli arabi non condividono l’ossessione antieuropea degli islamisti radicali, così come la stragrande maggioranza degli europei non condividono le teorie e le pratiche razziste della destra e l’egemonismo economico e culturale di taluni gruppi di potere verso il mondo arabo.
Se si vuole evitare la trappola apparecchiata sulla base di queste rappresentazioni ingannevoli, bisognerà rompere il gioco delle immagini deformanti e fare emergere la vera realtà di questi due mondi, diversi per storia e cultura, ma legati da antiche e nuove interdipendenze.

16/aprile/2003

Note:
(1) F. Mernissi « La peur-modernité » Paris, Albin Michel, 1992 ;
(2 ) G. Corm « L’Europe et l’Orient » Edition Bouchene, Algeri, 1990 ;


*Agostino SPATARO
cestumed@tin.it , direttore di www.infomedi.it , è autore di :
“IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO - Dalle origini a Bin Laden”,
presentazione di Yasser Arafat. Editori Riuniti, Roma, 2001.

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